UN PROGETTO SEMPLICE

Un progetto semplice
filari di alberi 4x66
una griglia geometrica che segna il luogo

quasi una pipì di cane
profusa in lunghezza per segnare il territorio

Atto iniziale.

La griglia interferita da una strada a saetta
una mia ossessione decennale.

Ho trovato sempre qualche analogia formale
con i disegni delle finestre
del museo ebraico di Libeskind,
niente di più.

In fondo al filare d’alberi,
volume architettonico naturale,
una casa,
volume architettonico artificiale.

In fin dei conti, LA CASA.

Dispongo il volume con una operazione di slittamento
rispetto alla griglia vegetale
solo per aprire la vista sul paesaggio.

Vista parziale.

A sinistra gli alberi
la cui fuga prospettica
disegna un muro di tronchi

a destra il paesaggio orizzontale
della pianura salentina
libero da ostacoli visuali.

Pavimento e tetto disassati
sorretti vicendevolmente
da esili tronchi d’acciaio

[Ho sempre invidiato
le strutture metalliche di Raphael Soriano
e in fondo anche le copie miesiane
di Craig Ellwood

Ho sempre amato "The Founthained"
l’eleganza impeccabile di Gary Cooper
l’operosità imprenditoriale di John Entenza
le immagini calde e solari di Julius Shulman
e il libro obeso della Taschen “Case Study House”.

Ho sempre sognato di fare benzina
nei fantastici distributori californiani anni 50
o spiare da lontano la vita di Taliesin West
mentre FranK Lloyd passeggia assorto assieme ad Olgivanna
]

Il soggiorno è tutto sul paesaggio
la zona notte sul retro
come in tante altre case.

Nulla di straordinario.

Qualcosa di più è
la passeggiata nel bosco
oramai cresciuto dopo dieci anni.

Toccare la crosta corrugata dei tronchi
montare una amaca tra due alberi
o imprecare per la resina collosa dei pini
caduta sull’automobile.

Giocare a pallone con tuo figlio
fingendo di non avere la sciatica

o lasciarsi andare
a fucilate mirabili
con seguenti rincorse
dietro il leggerissimo SuperSantos

come un bambino che corre felice
al suono della campanella
fuori dalla amata scuola.

Abitare in una casa comoda, certo
lasciar entrare la brezza del mare nel salone
nei giorni di scirocco

quello estivo che ti fa sudare
e un po’ innervosire.

Ma è una parte di paesaggio quella che fai entrare,
quella eterea del vento
che porta il profumo forte della salsedine

che ti abbraccia sorniona
mentre corrode i ferri arrugginiti
di una casa abbandonata poche centinaia di metri più in là.

Catturare il sole riparandosi,
grandi vetrate à la Tugendhat
e profonde cornici aggettanti

mediare il buio con la luce
disegnare un luogo con l’ombra

permettere alla sabbia di entrare
d’inverno in veranda

mentre d’estate
non lo permetteresti mai.

Un progetto semplice.

Fabio Alessandro Fusco
04.05.2011

in progress