EXISTENZMINIMUM
[verso sud]

Una foto incornicia campi in controluce,
l’erba appena accennata disegna superfici sottili.

Attraverso i solchi della terra
riconosco le tracce latenti del tempo.

Presenze, assenze,
assenze, presenze.

Nella decostruzione della foto
scompare la visione zenitale
propugnata in una Casabella sbiadita
dei primi anni 80.

Vittorio [1] lo confesso
eravamo giovani in quegli anni,
troppo giovani per comprendere e abbracciare
la visione strutturalista,
e la forma del territorio
si confondeva con la musica dei Joy Division.

She’s lost control
She’s lost control again.

Oggi come ieri
la forma di quel territorio è debole,
latente nelle geometrie variabili
di punti, linee e superfici
che si rincorrono tra giustapposizioni e sovrapposizioni
sul piano corrugato della crosta terrestre.

Un piano post-strutturalista
credo ...

Solchi, canali,
canali, solchi,
erba, filari,
filari, erba.

I piani pettinati dei vigneti,
le griglie ordinate degli uliveti,
il brulicante disordine delle pinete
le textures variabili
disposte in sincopata sequenza.

Rotazione di campi, allineamenti,
tracciati poderali polverosi,
trattori, vanghe, sudore.

Non c’è spazio in questi luoghi
per condomini di Ballard ...
non c’è spazio in questi territori
per le placche di After Sprawl.

I paesi bassi di Xavier [2] sono lontani,
come quelli olandesi di Elia [3].

Riaffiora invece qualche scritto di Carmen [4]
nelle pieghe degli Ossimori del Dau,
forse uno scritto di Federico Bilò, figure nel vuoto,
o la pagina 137 della città elementare di Paola Viganò.

Adesso il progetto ...

Disegno pochi elementi
un solco zizagante, una radura
tre volumi danzanti tra le vigne,
probabilmente in attesa della vendemmia.

La dimensione del silenzio di questi luoghi
stride come unghie sporche conficcate nella terra
da contadini ricurvi sotto l’uva oramai matura.

Le vigne dei territori del sud
sobrie e polverose
piccole e reiterate gallerie vegetali
della nostra giovinezza

fantomatiche piste di atletica
per ragazzi disposti in corsia
ognuno in un filare
pronti a partire.

Le scarpe piene di pietre
le camicie ridotte a tele di Burri
i polmoni densi di terra rossa
da far invidia ai campi del Roland Garros.

Ma torniamo a noi ...

Costruire un micro luogo
Fare spazio tra i filari
mettere a punto
una immateriale rete di relazioni sottili,
a volte sottilissime.

Penso a Dimitris [5], penso ed Enric [6] ...

Giocare con strane presenze ...

I piccoli depositi degli attrezzi
dispersi nella campagna
strani pixel nel mosaico agricolo

Chissà perché [mi] ricordano
la pallina quadrata di Pong della Atari
nel campo minimalista dello schermo

o forse le note disperse in un pentagramma di John Cage,
4 minuti e 33 secondi per raggiungere ogni nota,
a piedi.

Strane presenze di tufo,
con volte a stella a volte ... crollate
spazi della quiete.

L’abitare disperso
in questi micro luoghi,
una scommessa difficile.

Un luogo per una bicicletta,
un biker scandinavo,
un letto, un cucinino,
un deck o una pergola
con uva penzolante

unità minime per l’abitare temporaneo? Forse ...

Riannodare i fili del paesaggio
con semplici gesti quotidiani
passeggiare, rubare l’uva
o fichi neri dal fico solitario

avere paura o vergogna
se scoperti dal contadino vicino
o scoprire esterrefatti la gentilezza del luogo.

Nascondere la propria auto tra i pini,
stendere l’asciugamano del mare
sbiadita dal sole dell’anno scorso

Chissà perché vestiamo costumi Sundek da 100 euro
e conserviamo teli di mare improbabili da 10 euro.

Existenzminimun.

Fabio Alessandro Fusco
02.05.11

Note
[1] Vittorio Gregotti
[2] Xavier De Geyter
[3] Carmen Andriani
[4] Elia Zenghelis
[5] Dimitris Pikionis
[6] Enric Miralles

in progress