LA CASA DI DAVIDE
[Una questione di stile]

Davide ogni sera è sempre nello stesso bar
un piccolo locale vicino al centro
non troppo squallido per attirare scarti umani,
non troppo bello per attirare bellezze supponenti.

E' amico di tutti
della barista avvenente, del proprietario calvo,
dell'inserviente straniero,
delle persone sedute al tavolo accanto.

Dispensa sorrisi senza parsimonia
senza soluzione di continuità.

Amici, ragazze, baristi pronti per lui
pronti ad aprirgli il mondo dell'alcool,
quel mondo che lo rende felice a tempo.

Ore 20.18. Inizia a bere.
Beve fino a sentirsi il fegato esplodere
fino a sentir bruciare la gola come un falò estivo ...
continua a bere

Una sfida tra lui e l'alcool.

Domani sarà nel suo negozio a Reggio,
un grande negozio
clienti, molti clienti
un nome famoso nella città emiliana.

Fattura molto
come tanti piccoli imprenditori del luogo
pagando le tasse dovute
[probabilmente non tutte]

Continua a bere sino a notte fonda
mantenendo una inappuntabile sobrietà ubriaca
e una dialettica dislessica ma stranamente lucida.

Ad un certo punto
mi chiede di progettargli una casa,
una casa probabilmente barocca
nella sua testa intrisa di pampero.

Verande, logge, colonne
tappeti, e mobili attorcigliati come volute guariniane.

Penso di non essere all'altezza,
in fondo Fischer Von Erlach mi è sempre stato sulle palle.

Io sono figlio della villa 08 di Mansilla & Tunon,
forse della Trail House di Anne Holtrop.

Io voglio far abitare le persone in case inabitabili
dove i cessi fluttuano solitari nello spazio libero e incontaminato.

Non so se cadrò nella trappola della parcella
svendendo i miei miseri ideali
ma so per certo che la lotta sarà dura
e non mi lascerò sconfiggere facilmente.

In fondo il barocco non è mai stato il mio stile.

Fabio Alessandro Fusco
20 settembre 2011